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fatti

A proposito del carattere
L'io. Una ricerca difficile
E i "dogmi" della religione ....
Una cliente  ..... telematica ....emblematica!
Genitori: che passione !
Essere e avere - Gabriel Marcel, esistenzialismo cristiano
Il triangolo dell'amore (secondo Robert Sternberg)
La storia della farfalla
Vivere senza fatica


 

Parlando di fatti, possiamo parlare di ciò che, da qualche anno a questa parte, si sente in svariate conferenze, si legge sui libri della cosiddetta "new age", si trova su siti più o meno visitati ma in costante aumento. Parliamo del potere del pensiero e di come questo sia di fatto una vera e propria sostanza e di come possa influire positivamente e/o negativamente sugli eventi della nostra vita. "Epigenetica" come la chiama Bruce Lipton.

Infatti basta leggere i libri di Bruce Lipton, tanto per fare uno dei nomi che vanno per la maggiore in questo periodo o, meglio ancora, assistere su youtube ad una sua conferenza in ben sedici parti in ordine alla nostra "psico-biologia" per comprendere a fondo la verità di alcune affermazioni. Il nostro carattere influisce sul nostro benessere : verissimo!

Addirittura Bruce ci dice che siamo noi, attraverso il nostro modo di pensare, che ci procuriamo le malattie o le guarigioni o addirittura impediamo che le malattie facciano capolino nella nostra esistenza. Credo che sia del tutto vero anche questo!

Al termine delle sedici "puntate" ottimamente tradotte in fluente italiano tutto é chiaro e rispecchia in linea di massima ciò che tutti andiamo dicendo da ormai molti anni! Noi siamo gli attori protagonisti della nostra vita!

Schiere di sedicenti "operatori del benessere" hanno impostato il loro lavoro su questo! C'é da dire che, haimé, non dicono una cosa fondamentale: non é possibile cambiare il proprio carattere!
Questo mio convincimento nasce da ormai lunga esperienza: poiché io svolgo, anche se solo per una parte del mio tempo, una attività analoga come operatore del benessere. Confesso senza tema di smentita che non lo faccio per il guadagno. Fra scuole, corsi, conferenze e libri credo di non potere proprio pensare nemmeno lontanamente di guadagnare, anzi affermo di rimetterci, e non poco! Ma non importa! Si fa tutto per la propria "evoluzione", questo é ciò che conta veramente.

Quando affermo alle persone con le quali entro in contatto che non siamo soli, che insieme a noi vive il nostro "Sistema", dico una cosa nella quale credo fermamente! Sono convintissimo che l'Ente che ci accompagna vive solo ed esclusivamente per il nostro bene e sceglie tutte le migliori opzioni fra quelle che ha a disposizione affinché la nostra vita sia la migliore possibile.
Il fatto ineluttabile é che, sovente, il peggior nemico del nostro Sistema siamo proprio noi stessi! E questo dipende sostanzialmente dal nostro "carattere".

Schiere di studiosi, di psicologi, di neurologi hanno tentato di definire il "carattere". Sono solo mere opinioni: nessuno sa veramente cosa sia il carattere, da cosa sia formato e come si manifesti nel profondo! Chiunque affermi il contrario é un millantatore, la verità vera é scritta forse solo nel Cosmo e non é dato all'essere umano, almeno per ora, comprendere ciò che per lui é inarrivabile! Ci sono, probabilmente, pomposi sbruffoni magari con due o tre pertinenti titoli universitari che sono convinti, e vogliono convincere anche gli altri, di avere la chiave della verità, ma sono ciò che ho detto: millantatori e tromboni dal suono fesso.

Dobbiamo accostarci con grande umiltà al mondo dell'ignoto e tentare con grande pacatezza di approfondire assai cautamente i misteri del metafisico.
Io stesso, quando dico di credere fermamente nel Sistema lo dico con fede, fiducia e speranza. Prove tangibili non ne ho. Non ho mai visto il Sistema. Non mi si é mai presentato per comunicarmi la sua esistenza. Ci credo come il prete crede in Dio, anche se, visti i tempi tristi che corrono, penso di essere molto più credente nel Sistema di qualunque prete nei confronti del suo Credo!

Spesso però qualche soggetto che ho incontrato mi ha consolato nella mia fede, mi ha fatto partecipe di come talvolta senta indistintamente la voce, che percepisce interiore, che manifesta il suo scontento o la sua approvazione, come percepisca chiaramente la "compagnia" che sta al suo fianco, ed, alla fine, si renda conto di avere sempre avuto accanto una presenza discreta.

Allora, direte voi,come svolgi la tua attività? Cosa fai per le persone che incontri?
Rispondo molto semplicemente: cerco di fare loro accettare sé stessi!

Cerco di fare capire che se é vero che il carattere non si può cambiare, attraverso la conoscenza e l'applicazione si può cercare di accettarsi al meglio delle proprie condizioni. Si può modificare il punto di vista con il quale vediamo noi sessi e possiamo fare diventare i momenti di "abbattimento" momenti d "riflessione", momenti di insicurezza" momenti di "speranza" e momenti di "delusione" momenti di "esperienza".
Siamo, é vero, siamo figli del nostro passato e dei nostri antenati che "qualcosa" ci hanno trasmesso nella lunga sequenza di vita e morte che ci ha preceduto. Ma dovremmo cercare di vivere il presente: il "qui ed ora" al fine di evitare ogni manifestazione di quel cumulo di credenze che si é formato dentro di noi. Dovremmo imparare a trasformarle in un libro dal quale attingere metodologie giuste da utilizzare nei frangenti del nostro quotidiano.

Non dobbiamo e non possiamo fare alcuna colpa ai nostri genitori, essi hanno fatto, per quanto magari pessimamente, ciò che potevano fare. Questo in virtù del loro "tempo", della loro cultura nonché della società nella quale hanno vissuto. I nostri genitori, probabilmente, molte cose non le hanno mai sapute. Non facciamo loro delle colpe! Vivendo nel "qui ed ora" eliminiamo il carico di credenze accumulato, pensiamo solo al momento attuale ed alla migliore modalità per viverlo nella certezza che non abbiamo mai fatto errori ma abbiamo doverosamente fatto solo "esperienze".

A proposito del carattere

Ho scritto che il carattere non si può cambiare, in nessun caso ed attraverso nessuna tecnica, a meno che non si utilizzino sistemi non ortodossi di coercizione invasiva, il che, tra l'altro non "cambierebbe" il carattere ma lo inibirebbe nelle sue abituali espressioni e solo temporaneamente, sia chiaro!

Provate ad esaminare, anche se non fa propriamente bene, il vostro passato anche recente: avete avuto giornate inspiegabilmente orribili nelle quali tutto é andato male già dal risveglio, al lavoro, nelle relazioni con gli altri, fino alla sera. Una sorta di serata svogliata e priva di interessi in attesa di un riposo tanto agognato quanto insufficiente?Ed, al contrario, avete mai provato un momento in cui vi siete sentiti altrettanto inspiegabilmente carichi, felici, stranamente euforici, anche senza motivo?
Ebbene, entrambi questi aspetti fanno parte del vivere quotidiano di una enorme maggioranza di persone comuni. Sono aspetti del cosiddetto "carattere". E' questo il caso di un carattere incostante, lunatico, fatto di alti e bassi, incapace  di un coerente andamento comportamentale.

Ed ancora, siete tipi sempre chiusi in voi stessi, parlate poco, avete pochi amici, vedete sempre il lato più oscuro della vita e mal riuscite a comunicare agli altri le vostre costanti preoccupazioni? Anche questo é un tipo di carattere: introverso, chiuso, disfattista.

Potremmo ovviamente continuare per tutte le infinite mezzetinte della tavolozza del più fantasioso pittore del mondo ma fermiamoci solo un momento su quel tipo di carattere che tutti desidereremmo: il carattere solare! E' il suo possessore un individuo di successo, non già tipicamente economico o sociale, o meglio no solo questo. Si tratta di un successo completo dato dal fatto che per quel soggetto qualsiasi esperienza della vita ha un aspetto vivo ed interessante poiché riesce a trovare in ogni manifestazione della sua esistenza il lato positivo. A quel soggetto le cose andranno sempre bene ed i momenti meno luminosi saranno accettati come solo temporanei, anticipatori di una fase splendidamente positiva che non potrà mancare di succedere al momento meno piacevole.

Tutte queste sfaccettature di carattere non potranno in alcun modo subire modificazioni. Appartenete al tipo ultimo, il tipo solare? Ebbene tutti i vostri progetti saranno realizzabili e realizzati, tutte le immancabili situazioni meno piacevoli saranno convertite nelle migliori soluzioni per voi ed ogni obiettivo sarà miracolosamente raggiunto senza alcuno sforzo apparente da parte vostra.

Se siete meno fortunati e vi riconoscete in altre tipologie meno splendide di questa, ebbene, sappiate che non potrete minimamente cambiare nulla. Potete però fare un grande piacere a voi stessi: lavorate sulla vostra mente il più a lungo e profondamente possibile, magari fatevi aiutare da una persona competente di vostra fiducia e perseguite un solo obiettivo: accettatevi così come siete!
Voi non siete figli di una casualità, se siete in questo mondo ed in questo tempo c'é un motivo, avete un percorso da seguire ed in questo il vostro Sistema vi aiuterà. Basterà solo che vi impegniate per ascoltarlo!

 

 

L'io. Una ricerca difficile

Questa ricerca é difficile. Eppure tutti i nuovi pensatori dell'evoluzione e del benessere dell'uomo, da almeno un paio di secoli a questa parte, non fanno che ripetere senza sosta che non esiste vera evoluzione se non si inizia il percorso di ricerca del proprio vero "io".

Perché ?

Il perché non é difficile da spiegare. Noi di fatto non coltiviamo il nostro io, anzi noi nemmeno viviamo secondo il nostro vero io. Noi viviamo come vogliono che viviamo "gli altri". Ciò al fine poterci annoverare nella comunità del "noi".

Se noi non saremo adeguati al mondo della comunità che ci circonda saremo perlomeno "strani" e comunque non potremo essere annoverati nella comunità del "noi". Questo ci emarginerà infallibilmente. Prepariamoci ad essere soli se non accettiamo di vivere "il ruolo" che "gli altri" hanno preparato affinché possiamo fare parte del "noi".

Il nostro vero "io" sarebbe grande almeno come il primo livello azzurro esterno. E' l'"io" del bambino. E' il nostro io di cui siamo dotati alla nascita.
Quasi immediatamente, però, inizia il primo condizionamento: quello della famiglia. Sono mille moine,mille vezzeggiamenti, mille tenerezze e mille "no" che invadono il terreno fertile ma delicato del nostro "io primitivo" originale.
Ogni domanda che poniamo durante la nostra crescita entro i sei anni é soddisfatta sempre o quasi sempre in modo impreciso o vago e costituisce un vero e proprio limite al nostro "conoscere". Perché ? Semplicemente perché i nostri "ruoli" vicini (padre, madre, fratelli, sorelle, parenti, conoscenti etc.) non gradiscono rispondere chiaramente alle domande che non piacciono loro. E' molto più comodo evadere spiegazioni imbarazzanti con un : lascia stare, sei troppo piccolo, capirai quando sarai grande. Oppure : queste sono cose che i bambini non devono sapere.

Ad ogni mancata risposta il nostro vero "io" subisce una decurtazione di parte di sé. E' una ferita, un paletto e nella realtà costituisce una "credenza" che ci porteremo avanti per tutta la vita.
Così, dopo avere perso una bella fetta della nostra capacità di "io" originale, ci avviamo verso la scuola con i propositi che ci hanno inculcato: di essere "buoni e bravi", di non fare inquietare la maestra e di non litigare con i compagni. Non ci rendiamo conto che stiamo per iniziare un percorso ad ostacoli dove il nostro "io" originale sarà ulteriormente squassato in modo gravissimo. Perché ? Semplicemente perché la scuola rappresenta la palestra del "noi". E' lì che noi apprendiamo ad annullarci per potere fare parte della comunità ristretta della scuola (il nostro secondo e più vasto "noi").
Saranno tutti felici e contenti di accettarci fra il loro "noi" a patto che facciamo buon viso alle decurtazioni quotidiane. "Stai composto come tutti i compagni",  "educatamente ed in silenzio". "Non giocare con il calamaio", "non fare l'orecchietta sul quaderno", "scrivi i compitini sul diario",  "in una bella calligrafia, che gli "altri" capiscano". Quando addirittura non sono veri e propri attacchi che rappresentano gravissime ferite per la nostra autostima "Scrivi come una gallina", "sei un ritardato", "sei indietro rispetto agli "altri"" ...... (e come farai ad essere uno di "noi" se continui così?). Eccetera, eccetera ..... Comincia la triste emarginazione .....

E i "dogmi" della religione ....

Non parliamo più di tanto di questa tristissima forma del "noi".
L'uomo si é inventato una religione fin dal momento in cui ha guardato alla natura che lo circondava. Inizialmente é probabile che un grande albero potesse rappresentare qualcosa di superiore per le menti semplici dei nostri primi antenati. Successivamente Sole, Luna e stelle devono avere avuto un ruolo non da poco colpendo con la loro presenza intangibile l'immaginario collettivo di quegli esseri abituati a combattere per la sopravvivenza. Più o meno, trascorrendo centinaia di migliaia di anni, arriviamo al periodo dell'antico regno egizio dove ancora Sole e Luna hanno grandissima importanza nel ruolo di divinità accompagnati peraltro da uno stuolo di divinità minori del tutto personalizzate e specializzate in questa o quella caratteristica.

Passeranno ancora più di seimila anni perché la protostoria diventi storia, per quanto in alcuni casi incerta ed approssimata, e intorno all'anno zero (convenzionale) della nostra epoca appaia un uomo chiamato Gesù, l'unto, il Cristo, appunto.

Tralascio, poiché figlio di un paese europeo occidentale, uomini grandi e grandi pensatori che hanno preceduto, di almeno cinquecento anni, la figura del nazareno: Confucio, Lao Tse, Siddharta .....

Intorno al Cristo e subito dopo la sua vita e morte ha preso l'avvio una delle espressioni di potere più longeve e potenti: il cristianesimo.
Nelle sue molteplici forme ha via via sempre più condizionato l'esistenza stessa di milioni di individui, non sempre con metodi ortodossi, anzi raramente ha usato quella che é sempre stata la sua bandiera: l'amore.

Ma questa non vuole essere una lamentela né una crociata di libertà. Ho solo fatto una breve considerazione per ritornare subito a ciò che più ci interessa: il nostro vero io.

continua .........


 

Una cliente  ..... telematica ....emblematica!

Riporto, esattamente, il breve scritto avvenuto proprio oggi 13 settembre 2011 con una mia cliente.
Un breve scambio di frasi scritte su Skype di mattina presto ......
Aveva tentato di chiamarmi sabato scorso, ma tenevo un corso ed avevo il cellulare in standby .... Vedendola questa mattina online l'ho apostrofata così :

Io - Buongiorno ..... come va ?
C - non so che dirti
Io - ?????
C - non mi sono mai sentita così
C - indecisa,insicura
Io - spiegati meglio
C - e spaventata
Io - spaventata ?
C - ho sempre avuto una risposta a tutto e abbastanza cinica oltre a tutto
Io - e ora ?
C - e ora sono confusa ...
C - avrei bisogno di fare come i computer
Io - un reset ?
C - Si, staccare la spina e riaccenderlo
C - ma non so come fare
C - onestamente, quando la gente mi diceva queste cose (ho una amica che vive cosi....) io la prendevo in giro e la trattavo da sfaticata
C - e' proprio vero che non sai mai cosa può succedere
Io - ancora non comprendo bene il tema
C - pure io
C - heheheh
Io - in questo periodo la confusione esistenziale é uno stato abbastanza comune.
C - ah perché ?
Io - ci mancano indirizzi e direzioni sicure, non abbiamo certezza del diritto e non confidiamo più nel futuro .... Non sembra, ma tutti i giorni subire il bombardamento mediatico che ci riferisce di disastri nazionali (finanze al collasso, pensioni incerte, anzianità triste e non garantita ....) non ci può fare bene .......... Inoltre il denaro é sempre più essenziale ma é sempre più faticoso ottenerlo .......
per di più siamo votati al consumismo e non ci accontentiamo più delle cose semplici .....
il computer, come dici tu, ha la memoria intasata e bisognerebbe resettarlo .... Ma non ce lo possiamo permettere .......
Questo é quanto......e spiega le sensazioni di smarrimento tanto frequenti ...
C - va bene, ma, allora, se non ce lo possiamo permettere continuiamo a vivere una vita mediocre, insoddisfatta e poco piacevole. Perche il lavoro e' quello che e' e non lo puoi lasciare, il marito/fidanzato/amante e' quello che e' per cui teniamocelo perche non sai mai quello che ti puoi capitare (che magari e' peggio) le amicizie in molti casi sono di convenienza per ottenere determinate cose o sicurezza sociale, fare figli a partire da una certa età perche altrimenti ti domandano che problema fisico hai per non averne ancora fatti etc etc etc....
C - mi rifiuto
Io - CREDIMI io queste cose le sento praticamente sempre ....! ormai é una cosa ripetitiva .... ci possiamo anche rifiutare ... con tutto ciò che comporta, ma potremmo, volendo, anche tentare di vincere la nostra battaglia! Naturalmente occorre fare alcune cose per le quali non siamo molto disponibili .......!
C - Capisco, ci sentiamo poi .....
Io - mi spiace non poterti essere d'aiuto immediato ...... telematico ....
C - no problem !
Io - problem! problem ! ....... altro che .......!!!!!!!!
C - a risentirci ......!
Io - Un abbraccio ......

Genitori: che passione !

Non sistemate le cose con i vostri genitori. Non sono da sistemare. Mettetevi semmai in pace con la loro immagine, non con loro. Non inseguite un rapporto tranquillo e commosso. Non sentitevi più amati solo perché qualcuno, magari sotto pressione sentimentale, vi dice che vi ama. L'importante é percepire anche le sensazioni fastidiose o disturbanti che vi possono colpire. Limitatevi ad ascoltarle. Non percorrete uno schema frutto della mente dominatrice. Sappiate che non é vero che coloro che sono stati amati o si sono sentiti effettivamente amati nella loro vita, specie dai genitori, siano poi riusciti a raggiungere i loro obiettivi. Altrettanto non é vero che un rapporto conflittuale con uno o entrambi i genitori impedisca di realizzare nella vita comunque qualcosa che fa di voi una persona unica e irripetibile.

Non sentitevi meglio se credete di avere perdonato qualcosa che avete sofferto: é una falsa credenza, é una tematica non vera ed esterna a voi stessi perché la vostra vita unica si svolge anche con i conflitti e dentro i conflitti; essi fanno parte di voi e del vostro bagaglio.

La cosa peggiore che potete fare é "sistemare le cose": potrete anche credere di avere "sistemato" o potete convincervene ma se vi ascoltate con cura sentirete talvolta, sottile e mellifluo, affacciarsi quel certo dolore nascosto e mai del tutto sopito. Il dolore e la frustrazione permangono, anzi, se possibile rendono il tutto ancora peggiore perché la supposta "sistemazione" farà prima o poi sorgere quesiti sul perché l'amore che vi é stato negato a tempo debito vi venga concesso ora, perché non fu possibile averlo quando vi era probabilmente più utile o quanto meno era maggiormente desiderato.

Le cose sono come sono e se alle volte venite colti dal dolore ripensando al mancato amore da parte del genitore, accogliete questo dolore e accettatelo senza volerlo correggere. Vivere quel dolore sarà un modo per ritrovare parte di voi stessi e sarà necessario per non incorrere nel peggiore dei mali: il modello di perfezione.

Forse avreste voluto genitori perfetti che vi avessero amato come si vede nei film più sdolcinati; allora dovete ricordarvi che i genitori peggiori sono quelli che perseguono un modello educativo raccolto dai media e appiccicato come uno stereotipo alla propria relazione parentale. Altri genitori terribili sono quelli che stravolgono il proprio essere per mostrarsi sempre gentili, sorridenti, mai litigiosi: essi temono che mostrandosi "umani", ovvero con le debolezze umane, fra cui i torti e gli odi o i rancori, i figli cresceranno poi automaticamente nell'odio e nel rancore: ciò é del tutto falso. Non é così.

I figli hanno bisogno della naturalezza dei genitori: il desiderio di vivere in assoluta pace ed armonia costante senza turbamenti é una condizione acquisita da un modello culturale.
Spesso il figlio ha il bisogno di discutere e, perché no, litigare con i propri genitori. Spesso ha bisogno di trovare la distanza giusta nella quale potere convivere e condividere con il proprio genitore.
Vi sono rapporti genitore/figlio che trovano la loro ideale collocazione a distanza: per telefono o in chat telematica mentre la vicinanza produce dopo poco insofferenza, disagio e litigio.
Spesso un figlio, trovata la giusta distanza per sentirsi appagato dall'amore parentale, raggiunge il suo equilibrio e pensa alla propria vita in modo indipendente e costruttivo. Ciò significa che la giusta distanza é stata trovata.

L'idea quindi di dovere andare d'accordo a tutti i costi anche al di là della giusta distanza é un'idea di perfezione che non corrisponde alla realtà.
Forse trovare il proprio percorso corretto significa che questo si deve svolgere in determinate condizioni che non necessariamente includono il rapporto perfetto con il/i genitore/i.
Quindi é inutile perseguire l'idea del bambino felice, che deve essere felice a tutti i costi. Raggiunta l'età adulta é possibile percorrere la propria strada con soddisfazione senza rientrare nel criterio artificioso del fanciullo felice, perché la felicità non é obbligatoria. Viviamo quindi la nostra felicità qui e ora con le regole di ora e con le gioie ed i dolori che la vita ci ha dato: solo la ribellione alla naturalezza é perniciosa e la mente, falsando il tema naturale, ci fa credere che tutto debba essere perfetto, che tutto debba seguire un modello di perfezione, ma non é così.

In sintesi, é necessario accettare gli amori che abbiamo avuto così come sono stati ed i genitori che abbiamo o abbiamo avuto esattamente così come sono e sono stati.
Viviamo quindi la nostra vita di relazione senza tentare di migliorare i rapporti ma accettando quei rapporti così come sono. Se tenteremo la modifica dello status quo non faremo che peggiorare le cose vivendo rapporti immaginari, falsi o irreali che, alla fine, ci daranno solo dolore.

Essere e avere - Gabriel Marcel, esistenzialismo cristiano.

(Una cliente ed amica mi ha trasmesso questo scritto ritenendo che potesse interessarmi. Così è stato. Ho trovato la lettura coinvolgente e fonte di considerazioni .....)

Essere e Avere è una tra le opere più importanti di Gabriel Marcel, fu stampata per la prima volta nel 1935 a Parigi. Il mondo dell’avere concerne tutto ciò che è problema, che è risolvibile secondo leggi matematiche, logiche e fisiche.
A differenza dell’avere l’Essere appare come una realtà che non può essere considerata come problematica, sfugge al mondo del problematico, e si pone sul piano del meta problematico.
Ma il rapporto con l’essere si può vivere solo grazie a delle esperienze privilegiate quali quelle dell’amore, dell’arte e della speranza.
Possiamo dedurre che l’Essere e l’Avere prospettano modalità d’esistenza molto diverse, ma comunque entrambi fanno parte della realtà della vita, e solo a partire dalla loro unione, dal loro reciproco rapporto è possibile tracciare un percorso che permette al soggetto di aprirsi al mondo del trascendente.
La fedeltà è il modo attraverso cui l’esistenza si rapporta all’essere, la fede ha il suo centro nell’Essere, e quando l’uomo sarà abbastanza attento da sentire il suo richiamo potrà riconoscerne la presenza, e diverrà testimone dell’Essere.
“Lo sforzo filosofico consiste quindi nel favorire un processo di consapevolezza del mistero che circonda l’uomo, il riconoscimento della realtà in cui mi trovo da sempre implicato: in questo consiste la riflessione metafisica che trascende la distinzione tra ciò che è in me e ciò che sta davanti a me” (EA PG 71 GM).
E proprio questa condizione di non possessione, di manchevolezza è quella che può avviare la riscoperta della realtà misteriosa nella quale l’uomo è da sempre implicato; riuscendo così a distinguere quello che è in lui e quello che è fuori di lui.
Da questa consapevolezza l’uomo riesce a trascendere il dualismo e antagonismo che è insito nei termini di essere e avere, fallire.
L’essere e l’avere vivono in un rapporto di tensione, di antagonismo, ma di reciproca dipendenza nella quale l’uno senza l’altro non potrebbe esistere.
Nell’esperienza quotidiana della corporeità la filosofia di Marcel trova la risposta adeguata che descrive meglio il rapporto tra l’essere e l’avere. L’esperienza della corporeità è quella primordiale, quella che precede ogni altro tipo di esperienza. Marcel definisce questa corporeità come: “ Il corpo è la zona di frontiera tra l’essere e l’avere”.
L’uomo autentico è colui che appare nel mondo, e che partecipa al mondo in tutta la sua globalità, senza cadere nei dualismi, nelle relazioni di possesso ma al contrario è capace di superarli in modo da riuscire a vivere sperimentando e essendo testimone dell’esperienza della libertà. “La nostra situazione è tale che noi non possiamo mai sapere con esattezza che siamo e chi saremo, come l’artista che, prima di creare un’ opera non è ancora in grado di sapere veramente che cosa quest’opera sarà: può darsi che essa rappresenti una sorpresa per l’artista stesso”( ME II 102). L’accettazione dell’esperienza come divenire , senza pretese di dominarla, è la disposizione interiore che permette a un individuo di provare l’esperienza della libertà.
Infatti nel momento in cui due individui si trovano a vivere una relazione autentica, il dualismo tra Me Medesimo e Altro da me, quindi anche tra interiore e esteriore viene superato; perché il Tu ovvero l’altro diviene più intimo dello stesso Io; questa intimità dà vita a una comunione all’interno della quale le barriere tra soggettivo e oggettivo, Io e Tu, decadono. Ciò avviene in tutte quelle relazioni autentiche all’interno delle quali, i soggetti sono investiti da sentimenti di amore e affetto.
Marcel afferma che “L’amore è la vita che si decentra che cambia centro”. L’amore è un sentimento misterioso che esclude qualsiasi spiegazione logica, qualsiasi calcolo egoistico, qualsiasi tipo di pretesa autoritaria e di possesso.
L’esperienza dell’amore viene paragonata da Marcel a un’incognita che “m’impone una specie di iniziale disarticolazione di me stesso”.
Solo se l’Avere viene vissuto in rapporto all’Essere, può assumere una connotazione positiva, perché dall’Essere l’Avere si avvia verso un processo di trasformazione, che permette di non cadere più nella relazione tirannica e di possesso. Lo stesso autore chiarisce meglio la condizione dell’avere, che muta in base al rapporto che noi instauriamo con questa realtà: “Ciò che possediamo ci divora[..]. Cosa strana, questo è tanto più vero quanto più siamo inerti rispetti agli oggetti in se inerti, e tanto più falso quanto più siamo legati vitalmente e attivamente a qualcosa che sarebbe come la materia stessa, la materia continuamente rinnovata di una creazione personale[..]
”Solo se siamo in grado di compiere questa mutilazione nei confronti dell’avere, saremo poi in grado di aprirci all’Essere, e di riconoscere e partecipare in modo autentico a ciò che è il Mistero dell’Essere.“


Pensieri dopo la lettura …….
…. In prima elementare, in uno dei primissimi giorni di scuola, la maestra ci fece imparare a memoria questa poesiola: “Il fare un libro può non servire a niente, se il libro fatto non rifà la gente ….” Forse un po’ banale, ma non l’ho mai dimenticata ……Da allora mi sono sentito in dovere di leggere un gran numero di libri ……

Considerazioni a posteriori …..
Quando penso che “nessuno può possedere qualcuno …..”

Se in chiave di esistenzialismo cristiano l’”essere” esposto da Marcel si può configurare con la religiosità e la fede nell’Ente Superiore, trasposto ai giorni nostri si può pensare all’”Essere” come alla rivisitazione del proprio interiore, desiderio mosso non già dal bisogno di creare una fede trascendente ed esterna al sé quanto dalla necessità di scoprire ciò che di meraviglioso esiste nel nostro interiore più profondo, ricordi, memorie e pensieri, profondo del quale, solo oggi, una cultura diffusa ed un sapere più accessibile permettono alle persone più sensibili la ricerca.
Il dualismo mediato e bilanciato pensato da Marcel al fine di potere accedere all’”essere” attraverso il ridimensionamento controllato dell’”avere” risulta ai giorni nostri assai difficile e complesso da realizzare.
Probabilmente strutture occulte del potere socio-finanziario mirano alla riduzione della popolazione globale, se non da un punto di vista fisico, almeno dal punto di vista metafisico. La ricerca dell’interiore e quindi del concetto laico di “essere”, tipico del nostro tempo, non fa comodo a chi, con modi moderni, che debbono forzatamente evitare di fare leva sulla paura, non più attuale, di un Dio giudicante o di un Inferno terribile e punitivo, vuole controllare senza impedimenti.
Chi, travolto dalla sete di potere, desidera estendere il dominio del mondo, oggi non manda più legioni in armi a conquistare territori da sfruttare e schiavizzare, oggi la schiavitù si ottiene governando le menti attraverso la distrazione ed il “non pensiero”.
Così, indotti a pensare solo, o quasi solo, all’”avere” dimentichiamo quell’equilibrio suggerito da Marcel e ci abbandoniamo forzatamente alla ricerca di tutte quelle esteriorità materiali che ci permettono di fare parte del consesso sociale. Senza quelle strutture esteriori che ci vengono sempre più imposte, e che il consumismo contribuisce ad alimentare ferocemente, non saremmo accettati, o peggio, non ci sentiremmo parte di “questo mondo”.
Da qui la massiccia occupazione del nostro intero costrutto di esseri umani teso alla “sopravvivenza” ed alla ricerca del “più” al fine di acquisire, in quel concesso sociale giudicante e selettivo di cui facciamo parte, un gradino di rilievo sul quale finalmente potremo essere considerati ed ammirati, come impone il nuovo corso di pensiero.
Il gioco è fatto: non abbiamo più tempo di cercare la connessione con il nostro sé interiore, con la parte migliore di noi.
Soluzione? Chissà! Forse una riduzione al minimo delle nostre necessità materiali potrebbe aiutarci. Ciò chiede però un tributo: la rinuncia all’appartenenza gratificante al mondo che ci hanno creato intorno, la modestia delle aspirazioni ed una condizione considerata dai più “dimessa” …. Siamo disposti a tutto ciò?

A proposito dell’amore …… parafrasando Marcel …..
Il mondo di oggi ha mercificato l’amore. Alle bambine in erba viene insegnato che la “velina” è una persona di successo ed anche se non viene loro esplicitamente insegnata la tecnica, il risultato comportamentale è poi conseguenza di ciò che estrapolano automaticamente da quello che vedono e sentono …..
L’amore è diventato una consuetudine per cui i sessi (e non solo diversi fra loro) si incontrano al solo scopo di instaurare un rapporto fisico gratificante, una sorta di passatempo che produce brividi e sensazioni piacevoli, al pari, o quasi, di una sigaretta non proprio consentita o di una sniffata, di tanto in tanto, quella si, del tutto proibita dalla convivenza sociale…..
L’amore deve essere qualcosa di più!
Personalmente sono contrario al concetto di “monogamia” in quanto riduce, attraverso il costrutto della “famiglia”, il rapporto fra le persone ad un contratto perenne di mutuo accordo che scivola inevitabilmente verso la noia e la ripetitività e che vede nel deperimento fisico dell’”altro” lo specchio del proprio deperimento dal quale ognuno vuole disperatamente fuggire per dare al proprio concetto di sé quanto è almeno desiderabile .
L’amore fra due esseri può, invece, essere anche qualcosa di occasionale e meraviglioso, al di fuori di un rapporto familiare, e può, volendo, del tutto prescindere dal contatto fisico quando l’aspetto della comunione delle interiorità sia sufficiente a creare quella connessione di spirito di cui oggi sostanzialmente manchiamo. Così, bloccati nel contratto familiare del tutto artificiale, presi dal quotidiano, vediamo miseramente scomparire giorno dopo giorno, anno dopo anno, quelle basi di vicendevole apprezzamento su cui si era basata l’iniziale unione che consisteva, essenzialmente, nell’attrazione fisica e nella passione dei sensi.
Spinto dalla stupidità delle convenzioni e delle mitizzazioni create in millenni, ogni uomo, dopo un tempo di ragionevole decadimento, è quindi alla ricerca della prova della propria valenza e persegue la conquista sessuale di donne nuove e diverse da cui spera di ottenere riconoscimento ed apprezzamento con ciò ritenendo di inserirsi ancora, di diritto e con successo, nella società alla quale appartiene.
La donna, presa dal nuovo compito che il mondo attuale le riserva,: lavoro fuori e lavoro in casa, cuscinetto delle tensioni familiari, soddisfazione occasionale dei voleri maritali, madre attenta e costantemente preoccupata per l’accettazione sociale della prole…., la donna, dicevo, se vuole sentirsi diversa, aliena dalla noia quotidiana e nuovamente al centro di attenzione mette avanti a sé, probabilmente in modo inconsapevole, la propria forza sessuale e pensa, attraverso di essa, di rivivere momenti nuovi di appagamento personale e sociale. E’ difficile che una donna sia veramente “se stessa”: prima o poi getterà intorno a se uno sguardo interrogativo per valutare l’impatto che il proprio “essere donna” ancora suscita e l’uomo, dal suo canto, avrà un momento, almeno uno, in cui guarderà con occhio del tutto maschile quell’essere diverso da sé che ancora gli nasconde grazie che magicamente lo solleticano e di cui immagina effetti e sensazioni.
E’ ineluttabile … siamo esseri umani. Eppure vi sono momenti aerei di piacevolissima unione in cui la ricerca dell’interiore diventa essenziale ed avvengono miracoli di estremo godimento nei quali il profumo della natura, i colori di un tramonto, la piacevolezza del discorso, la passione che emana un’opera d’arte o il desiderio di partecipare con qualcun altro al trionfo dei pensieri sottili che si avvolgono intorno all’anima e che lì permangono senza bisogno di conferme fisiche, rendono quell’unione bellissima e a sé bastante.

L’amore diviene allora comunione e può tranquillamente prescindere dal “materiale” che diventa solo ed esclusivamente una libera scelta in cui gratificare l’apoteosi della perfetta sensibilità personale solo e se l’occasione e la particolare condizione del momento lo rende necessario e desiderabile simultaneamente per gli attori di questa eterna commedia che sono i fatti della nostra misteriosa vita.

Acta est fabula

webmaster
24 marzo 2014

Il triangolo dell'amore (secondo Robert Sternberg)

Lo psicologo Robert Sternberg, negli anni ’80 del secolo scorso, ha elaborato un'interessante teoria su componenti e possibili configurazioni dell’amore inteso come sentimento fra due persone. Ciò nel contesto di uno studio sui comportamenti ed i processi mentali delle persone, nelle manifestazioni sia normali che patologiche.

Le tre componenti dell'amore

La teoria triangolare dell’amore, vede l’amore come il risultato di tre componenti: Intimità, Passione e Decisione/Impegno, collocabili metaforicamente ai vertici di un triangolo.

Queste tre componenti si combinano fra loro dando luogo a sette possibili tipologie di amore. Vediamo le specifiche dei tre componenti:

Intimità
Si riferisce ai sentimenti di confidenza, affinità, condivisione e comune sentire responsabili dell’esperienza di unicità e calore. Questa componente determina nella coppia la tendenza a prendersi cura dell’altro, ad aprire all’altro la propria autenticità e i propri sentimenti, a considerare il rapporto con l’altro speciale e di grande valore nella propria vita.

Passione
Riguarda gli aspetti più impulsivi che possono caratterizzare una storia d’amore: attrazione fisica, desiderio sessuale, ma anche desiderio di appartenenza, di dominio o di sottomissione.

Decisione-Impegno
E’ distinta in due aspetti: 1) la Decisione (aspetto a breve termine) è il primo passo che consiste nel decidere di amare qualcuno; 2) l’Impegno (aspetto a lungo termine) consiste nell’impegno a mantenere nel tempo la relazione.
I due aspetti possono essere disgiunti in quanto non sempre alla Decisione segue l’Impegno e non sempre l’Impegno è conseguenza della Decisione.


Tipi o Forme d'amore

Vediamo i sette tipi o forme di amore variamente rappresentate nelle relazioni reali per effetto della combinazione dei componenti


SIMPATIA (solo intimità)
In questo tipo di relazione vi è confidenza, calore e senso di unione fra i partner ma senza le caratteristiche della passione e dell'impegno. Relazioni di questo genere sono paragonabili a vere e proprie profonde amicizie.
(nda) Personalmente trovo meravigliosa questa forma di amore. Consente di compartire frazioni di tempo con l'oggetto del nostro sentimento senza mai vederne l'inevitabile deperimento nel tempo, senza mai coglierne la stanchezza, l'abbattimento e lo sconforto della quotidianità, che tracciano rughe di preoccupazione sul suo volto. Forse, riuscendo a vivificare la forma "simpatia" attraverso una intimità senza passione, se ne può assaporare appieno il significato più profondo. Entrambi i soggetti evitano le ansie da prestazione, i pericoli della delusione e non hanno bisogno di guardare di sottecchi l'espressione dell'altro per controllarne l'approvazione o meno .... solo pura e semplice voglia di essere spalla confidente e sicura.  I soggetti dell'amore "simpatia" si sostengono nelle prove della vita e si supportano in un calore disinteressato che, solo, può dare garanzia di continuità .......


INFATUAZIONE (solo passione)
Tipico dell'amore a prima vista, nasce e si sviluppa improvvisamente ma solitamente termina con una disillusione. Questo rapporto si basa sull'idealizzazione dell'altro più che sulla sua reale conoscenza e dura solo se la relazione non viene effettivamente vissuta o comunque fino a quando uno dei due non si scontra con una delusione derivante dal confronto con la realtà.

AMORE VUOTO (solo decisione/impegno)
Uno o entrambi i componenti della coppia si impegnano a continuare la relazione in mancanza delle componenti di intimità e passione. Solitamente si tratta di rapporti nella loro fase finale, in cui i partner stanno insieme solo per tener fede a un impegno preso, per decisioni coscienti legate ai figli o per es. a considerazioni economiche.

AMORE ROMANTICO (intimità+passione)
Si tratta della forma tipica delle grandi e intense storie d'amore letterarie e cinematografiche. Spesso la componente impegno non è presente per via di ostacoli o circostanze esterne che impediscono alla coppia di progettare un futuro.

AMORE AMICIZIA (intimità+decisione/impegno)
È il caso per esempio di quei rapporti che durano da tanto tempo, consolidati sotto il profilo dell'intimità anche se hanno visto lentamente sfumare quello della passione.

AMORE FATUO (passione+decisione/impegno)
In questo tipo di relazione l'impegno è conseguenza solo della passione senza il supporto dell'intimità e della conoscenza reciproca. È il caso per esempio di matrimoni dettati da decisioni impulsive prese sull'onda dell'infatuazione. Queste relazioni corrono il rischio di frantumarsi quando si troveranno a fare i conti con un impegno non sentito.

AMORE VISSUTO (intimità+passione+impegno)
È l'amore completo che tutti sognano. Difficile (ma non impossibile) farne esperienza reale e soprattutto mantenerne vive le caratteristiche nel tempo.

webmaster
2 aprile 2014

 

La storia della farfalla
(affrontiamo le nostre difficoltà ........)

Le difficoltà fanno parte della nostra vita. Sono integrazione del nostro quotidiano. Sono parte di noi ed il nostro essere è costruito in funzione della sopportazione e del superamento di esse.

Spesso sentiamo dentro di noi la stanchezza del giorno e dei suoi ineluttabili momenti bui. Allora desideriamo un po' di pace e vorremmo vivere senza momenti in cui il Sistema ci chiede di gettare l'anima oltre l'ostacolo. Eppure il farlo è assolutamente necessario. La vita è un percorso accidentato e fuggire le tematiche difficoltose cui ci sottopone è solo illusione.

La storiella della farfalla, in questi momenti, ci torna utile .......


Un giorno un contadino, riposandosi sotto l’ombra di un cespuglio al termine di una giornata piena di fatica, si accorse di un bozzolo di una farfalla. Il bozzolo era completamente chiuso ad eccezione di un piccolo buchino sulla parte anteriore. Incuriosito, il contadino osservò attraverso il piccolo buchino, riuscendo ad intravedere la piccola farfalla che si dimenava con tutte le sue forze.
Il contadino osservò a lungo gli sforzi eroici dell’elegante bestiolina, ma per quanto la farfalla si sforzasse per uscire dal bozzolo, i progressi apparivano minimi. Così, il contadino, impietosito dall’impegno della piccola farfalla, tirò fuori un coltellino da lavoro e delicatamente allargò il buco del bozzolo, finché la farfalla poté uscirne senza alcuno sforzo.
A questo punto accadde qualcosa di strano. La piccola farfalla, aiutata ad uscire dal bozzolo, non aveva sviluppato muscoli abbastanza forti per potersi librare in aria. Nonostante i ripetuti tentativi, la fragile farfalla rimase a terra e riuscì a trascinarsi solo a pochi centimetri dal bozzolo, incapace di fare ciò per cui la natura l’aveva fatta nascere.
Il contadino si accorse del grave errore fatto ed imparò una lezione che non dimenticò per il resto della sua vita:
“Attraverso le difficoltà la natura ci rende più forti e capaci di realizzare i nostri sogni”



Le difficoltà non ci piacciono, è ovvio, e tutti vorremmo una vita facile e priva di asperità. Però se desideriamo vivere consapevolmente, come protagonisti e non come comparse, e raggiungere i nostri obiettivi, dobbiamo allenarci con impegno. Le difficoltà sono la nostra palestra, i nostri pesi da sollevamento, i nostri manubri e la nostra panca per addominali. Ci fortificano e ci consentono di raggiungere il successo e perseguire le nostre aspettative per vincere la gara dell'esistenza che ci è data vivere !

Quindi, per vivere con la consapevolezza del proprio "potere", è indispensabile affrontare con coraggio e gratitudine le difficoltà della nostra esistenza non dimenticando mai che tanto più siamo in grado di affrontare e superare le prove della vita, tanto più abbiamo la garanzia che quelle successive saranno superabili più facilmente e questo ci rafforza sempre più......

Mai addormentarsi sui propri successi ..... l'indebolimento e la decadenza sono sempre in agguato!
 


 

Vivere senza fatica

Ho trovato in internet, girellando per la rete, non ricordo esattamente dove, questo scritto di un analista americano ..... mi sembra consono alle nostre tematiche e, ciò che più conta, alla nostra vita ....


Una persona a cui voglio molto bene si era scritta due obiettivi per un anno preciso della sua vita: “guadagnare di più” e “vendere casa di papà”, scomparso già da qualche anno. Li aveva appuntati con un pennarello e appesi in giro per casa, in diverse copie.
L’anno dopo, tuttavia, gli obiettivi erano sempre gli stessi e nulla era cambiato…
Io frequentavo questa casa e leggevo ogni tanto quelle frasi.
Una mattina, come nel film di Amelie, la persona a me cara trovò le frasi corrette con un segno di pennarello e accanto le scritte cambiate: al posto di “guadagnare di più”: “io non ho bisogno di soldi, mi nutro di relazioni meravigliose”; e al posto di “vendere casa di papà”: “mio padre è sempre con me, mi sostiene e vive dentro di me”.
Se ti concentri su quello che HAI lo fai crescere; se pensi continuamente a quello che NON HAI, lo fai crescere. Punto.
Parlo spesso della Legge dell’Abbondanza e della Mancanza, nei corsi e nelle terapie. E’ una delle leggi più importanti del fenomeno dell’Attrazione, di cui tanto si parla. Abbiamo allora deciso di organizzare un incontro dedicato proprio a questo tema.
Ho raccontato in una presentazione del caso della mia amica Stella, che mi ha chiesto: “Ma tu che ti occupi dell’Energia, dell’Attrazione… cosa ne pensi se mi concentro –vista la mia perenne carenza di denaro- sul pensiero che mi arrivi una telefonata per un lavoro?
”Ecco –ho risposto- è come se tu fossi all’esterno di un ristorante e guardassi gli altri mangiare. E se continui “da fuori” a desiderare ardentemente il cibo, non farai altro che attrarre situazioni in cui dalla Mancanza, desideri l’Abbondanza: quindi stai continuando ad attirare carenza, bisogno, fatica…”.

L’esempio è indicativo di come la diffusione di questi aspetti possa generare confusione e iper-semplificazione, per risolversi in un generico “pensa positivo”.
Quindi? Non vorrai mica dire che non dobbiamo desiderare, non avere obiettivi!
Voglio solo dire che è il modo in cui desideriamo e attraverso il quale ci diamo obiettivi che conta, solo il modo. Come ci sintonizziamo verso i nostri desideri e come li facciamo diventare obiettivi. Che cosa vogliamo veramente. Che cosa è davvero importante per noi. Questo sente l’universo, questo ci rimanda.
Amelia sentiva che per lei la priorità era la sua libertà. Allora decise di lasciare tutto e di fare un giro del mondo senza altri scopi. Alla fatidica chiave nella toppa dopo tanti mesi passati fuori casa, si percepiva diversa, migliore, ma non sapeva perché. Capì allora che il viaggio doveva ancora compiersi dentro
di sé senza più smanie di realizzazione ricorrenti. Il giorno dopo mi venne a trovare e capì, come in un’illuminazione: “posso cercare in due modi. Il primo, da una posizione di Mancanza, non mi porterà a niente; il secondo, vivendo pienamente ogni cosa che faccio come vera Abbondanza, mi porterà alla mia
soddisfazione”.
E soltanto così la sua bussola interiore la guiderà; se vivrà qui ed ora, come se andasse a vivere in India, ma senza andarci realmente, allora ogni esperienza sarà piena e vitale. L’Abbondanza non è uno stato esteriore e non ha niente a che fare con ciò che ci è stato dato o non dato. E’ una scelta matura di un
atteggiamento, che col tempo diventa un’attitudine, una posizione di vita.
In quest’accezione allora sì che realizzare qualsiasi esperienza a lungo desiderata rappresenta la strada maestra doverosa per realizzare il proprio potenziale vitale ed emotivo.
Si scopre allora che l’Abbondanza non è un’escamotage, un mezzo, uno stato mentale, è la via naturale.
E la Mancanza non è solitudine o carenza, non è mancanza di qualcuno o di qualcosa, la Mancanza è mancanza di Abbondanza.
E non basta, si scopre che la natura non conosce mancanza, e qualsiasi problema pronunciato e vissuto secondo mancanza non può trovare soluzione.
Allora, cosa possiamo fare concretamente? Possiamo cambiare dentro di noi il significato degli avvenimenti.
Se io ti dico: non pensare all’elefante, non pensare all’elefante, non pensare all’elefante, cosa stai visualizzando? Un elefante, esatto. Perciò occorre sintonizzarsi NON su che cosa NON si vuole, bensì su ciò che desideriamo.
Ma non basta. Occorre farlo sentendo di appartenere già a questo stato che desideriamo, sintonizzandoci sulla sensazione che ci suscita questa condizione come se fosse al presente, percepibile, qui ed ora. E rintracciando dentro di noi i benefici naturali, di prosperità e armonia con noi stessi, che ci arricchiscano
umanamente.
Esempio concreto: prendiamo i soldi. Vi interessano? Se io mi visualizzo ricco, ricchissimo e mi sintonizzo su che cosa percepisco mentre mi muovo da ricco, posso farlo in due grandi modi: visualizzarmi mentre smodatamente mi prendo tutte le rivincite più bieche e le soddisfazioni più consumistiche del mondo oppure posso sentire pienamente l’atmosfera meravigliosa di libertà di tempo e di spazio, e di poter passare i momenti più intensi della mia vita nel modo che più mi arricchisce profondamente.
Essere ricchi è avere il privilegio di continuare ad arricchirsi umanamente ogni giorno della nostra vita.
Se mi sintonizzo continuamente in questa modalità naturale, prima o poi mi si presenta spontanea l’occasione di poter realizzare qualcosa in questa direzione in modo facile, immediato. E ciò fa crescere la prosperità reale nella mia vita, energetica ed economica, attraendo altre situazioni simili.
Non può esistere ricchezza economica senza ricchezza energetica. Lo dico da anni a tutte le persone che frequentano il mio studio: la Bioenergetica crea energia e quindi denaro, diminuendo le dispersioni, i falsi bisogni; pulendo le necessità, alimentando la prosperità.
Ho toccato con mano questo principio quando sentivo la Mancanza evidente di non poter fare la professione che desideravo. A quel tempo lavoravo in azienda e sognavo di fare il lavoro che faccio attualmente. Avevo provato più volte a risolvere la situazione in un modo consueto, seguendo le Mancanze: volere più clienti nel mio studio privato, in modo da poter pagare i conti mensili e fare finalmente il salto nella libera professione. Soffrivo ardentemente la carenza economica immaginandomi in questa nuova avventura e mi stavo attivando per avere un finanziamento che mi permettesse di sopravvivere da libero professionista: ma ciò mi avvitava in una spirale di debito da cui non sarei uscito. Cercavo inoltre esperienze che mi permettessero di imparare in fretta le competenze che mi mancavano nella mia nuova professione: E sentivo che più imparavo e più misuravo ciò che non sapevo. Ero inesorabilmente concentrato sulle mie carenze. La “svolta”, non era in quel modo che sarebbe arrivata.
Allora, grazie proprio a queste considerazioni, cambiai completamente approccio: in realtà cosa desideravo davvero? Volevo solo aiutare più persone nel mio studio, in un’atmosfera di scambio, reciprocità, parità. E solo il pensiero, il ricordo di questo scambio mi faceva già sentire bene, senza altra ricompensa. Ciò che abbiamo provato e sappiamo rintracciare dentro di noi può ripetersi e ci può dare il nutrimento necessario… Se ti concentri su ciò che hai in Abbondanza, lo fai crescere.
Smisi allora di concentrarmi sul fatto che non avessi tempo a sufficienza: al contrario, iniziai a trarre ispirazione, pensandoci continuamente. Allora mi sintonizzai semplicemente su ciò che sentivo poteva essere il mio stato, senza più tormentarmi.
E fu così che mi si prospettò facilmente la possibilità di fare pratica di Bioenergetica, durante le vacanze estive, in diversi centri che funzionavano come villaggi turistici alternativi, in scenari naturali incantevoli, arricchendo la mia esperienza, conoscendo ed aiutando persone nuove.
Mi sentii finalmente “qui ed ora”, al mio posto nel mondo. Senza più distinzioni tra lavoro-non lavoro, ferie-non ferie, padronanza-incertezza. Una sensazione di pienezza unica, incredibile.
E quando sei in un’atmosfera come questa, l’unica accortezza è non mollarla mai dentro di te, nutrendoti di essa e rivivendola in ogni momento in cui per qualche motivo si affievolisce.
Accadde così, che –da quella atmosfera- si sviluppò un rapporto così intenso con le persone conosciute in quel posto, che si allargò anche al ritorno. Ed altre persone iniziarono a contattarmi nella mia città. E così iniziò a crescere la stessa atmosfera nel mio studio. E tutto divenne immediatamente più armonico, abbondante.
Da allora sono passati tanti anni, ho scelto da tempo il mio lavoro, ma torno ancora in quell’atmosfera, in mezzo a quel tipo di persone, ogni volta che posso, facendo rivivere quel clima ogni giorno dentro di me e intorno a me, in ogni momento e in ogni angolo dello spazio dove mi muovo.
Ma perché scusate, quando ci nasce un bambino, non è la stessa cosa? Ogni relazione, ogni gesto, non è attraversato, nutrito, dalla sua energia e dal nostro legame con lui?
Il segreto tuttavia non è cercare fuori un bambino o un partner che riempia un nostro bisogno, il segreto è vivere prima il nostro bambino interiore soddisfatto, trovare quali emozioni e attività ci donino letteralmente la stato di grazia per generare il nostro bambino reale. Il resto è già qui.
Amelia, ad esempio, dopo il suo viaggio di cui vi ho parlato, adesso ha intrapreso una “timida” carriera in un’arte nobilissima e antica, che la riempie completamente. E dice di questa attività: “è il fidanzato che non ho mai avuto: mi sento piena, soddisfatta, arrivata dove dovevo arrivare”.
Non è questo diventare adulti? Non è capire dove e quando sentirsi arrivati?
E come si fa? Facile: prendiamo un classico esempio: noi siamo bravissimi a cambiare dentro di noi i significati degli avvenimenti ma solo di fronte a fatti negativi e gravi necessità.
Consideriamo un periodo di difficoltà economiche. All’improvviso, resettiamo tutto: cambiamo i nostri atteggiamenti, ci attiviamo per risparmiare su ogni cosa, diventiamo bravissimi e ossessionati. E’ ciò che in economia viene detto: debito cattivo, che crea una spirale che porterà sempre altri debiti.
C’è un’amica che afferma: io sono condannata a fare mutui, prestiti eccetera, solo così sto attenta al denaro, altrimenti lo disperdo nelle cose più futili…
Vi riconoscete in questa “attitudine”?
Sapete quante persone vengono in terapia con un problema di dispersione di energie e denaro? E sapete qual è la costante nella stragrande maggioranza dei casi? L’esempio diretto ricevuto in famiglia da piccoli di quanto il denaro, il lavoro siano facili o difficili, problematici. Ciò completamente a prescindere dal livello di benessere economico effettivo posseduto.
Fabiana aveva avuto un’infanzia segnata dall’ossessione della madre per il denaro. Da adolescente doveva farsi bastare i soldi della paghetta e della spesa che la madre ricontrollava ogni giorno. Fino ad oggi Fabiana è stata bloccata da un’ossessionante bisogno di un lavoro sicuro economicamente, non importa se privo di interesse per lei. Per una vita ha messo se stessa e il proprio talento in secondo piano rispetto al bisogno smodato di controllare costantemente il proprio conto in banca. Non sentite anche voi, dopo appena poche righe, lo stesso blocco che sente lei?
Francesca è appena andata in pensione. Per anni ha atteso questo momento. Ora, non vuole andare al mare o godersi la sua sospirata pensione con le scuse più assurde: il figlio ormai trentenne torna a casa a pranzo e non avrebbe più qualcuno che gli prepari il cibo. Povera creatura…
Mario non avrebbe più bisogno di fare due lavori -full time entrambi- ma non riesce a smettere.
Antonio era perennemente tormentato per una questione legale che lo attanagliava. Risolta finalmente questa, una mattina esclamò: “ce n’è sempre una: mi devo attivare per cambiare la macchina (!)”.
Noi facciamo proprio questo: mettiamo sullo stesso piano fatti di rilevanza completamente diversa! E tutto ciò per continuare a vivere preoccupati, nella perenne carenza di serenità.
E’ emblematico l’esempio “del pesce rosso” che si fa in terapia. Prima non riusciamo a dire di no all’acquisto di un pesce rosso, e poi non facciamo vacanze perché non sappiamo a chi lasciare il pesce rosso.
A volte, riusciamo egualmente ad essere positivi, ma solo se si tratta di altri. Ad esempio se un nostro familiare subisce un guaio, noi diventiamo bravissimi a sdrammatizzare, a distrarre i nostri cari, a vedere il lato positivo delle cose. Ma solo se si tratta di altri…
Eppure abbiamo esempi tutti i giorni di come ci ripetiamo dentro di noi il mantra del lato positivo della cosa che dovremo fare quest’oggi e che continua a non piacerci.
Ci attiviamo per alleviare le nostre disgrazie solo per riuscire a sopportarne altre, il giorno seguente.
Allora? Come la mettiamo?
La mettiamo dal punto di vista culturale e dell’apprendimento. Tutto qui.
Culturalmente siamo tarati da millenni di povertà e non sono sufficienti pochi decenni di benessere per spostare tutte le nostre abitudini nel goderci la vita e vivere nell’Abbondanza.
A ciò si aggiungano messaggi sociali e religiosi che contribuiscono a spingere verso una perseveranza e una speranza non ben identificate che si attagliano bene ad un vestito di sacrificio e di sopportazione. In questo clima psico-sociale e pedagogico, non ci sono modelli di apprendimento per cambiare questo stato di cose.
Mentre è invece molto possibile trasformare i propri schemi verso una vita più sana per se stessi, senza compromettere nulla, ma anzi, vivendo la stessa vita con significati diversi.
Perché farlo? Perché oggi non c’è più il patto precedente tra generazioni: studia, poi lavora, poi farai carriera, avrai la sicurezza e il denaro per costruire la tua casa, la tua famiglia, il tuo benessere.
Oggi devi saper adattare molto più di prima le (tue) strategie e investire (su di te) e le (tue) capacità di trovare il senso positivo (per te) e la strada giusta (dentro di te) per affrontare al meglio (per te) questo avvenimento quasi quotidiano che la vita (ti) riserva.
Prima, fino alla fine degli anni novanta, i modelli erano generali: come è meglio (in generale) affrontare questa situazione, per es. della scelta della (miglior) carriera. Una volta facevamo tutti allo stesso modo…
Ma oggi: io che cosa voglio, per prima cosa? E soprattutto io che cosa scelgo di essere tra le mille definizioni che mi vengono rimandate di me stesso? Che cosa mi dà piacere? E coinvolgimento? E significato? Queste tre essenze della vita e del benessere: piacere, coinvolgimento e significato, sono la base della felicità secondo i nuovi studi della Positive Psichology. Lo sapevamo? Macché! Le informazioni sono disponibili e infinite, ma noi continuiamo con i nostri schemi di riferimento, fermi dove stiamo senza farci troppe domande.
Una delle più grandi scoperte su se stessi è imparare a cambiare, giorno dopo giorno, il significato di ciò che ci capita. Altrimenti, ciò che ci porta fatica continuerà a portarci fatica. Fino a quando scegliamo finalmente la Prosperità.


 

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento : 21 maggio 2014

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